Influencer si, influencer no.

Foto from Pexel

Influencer si, influencer no. Ma i follower saranno reali?

Tutte domande legittime e ormai quotidiane. Il fenomeno degli influencer non è più un fenomeno, è la quotidianità.

Sono la versione 4.0 del passaparola. Ecco perché prende sempre più piede la tendenza a voler ingaggiare micro influencer (tra i 10.000 e i 100.000 follower), fino addirittura ad arrivare ai nano influencer (tra i 2.000 e i 10.000 follower).

La domanda sorge spontanea, perché una società dovrebbe ingaggiare un team di micro, o nano, influencer, anziché personaggi molto più noti con fanbase molto più nutrite?

La risposta è altrettanto semplice, al netto dell’ottimizzazione del costo, la relazione di questi micro, o nano, influencer con i propri follower è più vera, reale.

Si tratta di persone che sono come noi, che hanno un lavoro, che non saldano i conti a fine mese facendo gli influencer, ma che hanno la loro opinione.

Un punto di vista personale.

Nella pratica non è molto diverso dall’ascoltare il consiglio di un amico riguardo ad un nuovo ristorante. Rispecchia maggiormente la logica di piattaforme come Tripadvisor.

Vero è che se il soggetto in questione riceve denaro, o un cambio merce, a fronte della sua recensione, lo deve comunque evidenziare, sta poi alla capacità delle persone effettuare una disamina sulla bontà o meno della valutazione che avrà effettuato.

Così come nessuno prende più per oro colato quanto esce sui giornali o i notiziari, così succede alle recensioni di prodotti e servizi da parte degli influencer.

La grande differenza però sta nel fatto che nella maggior parte dei casi, utilizzare un influencer con più di 100.000 follower fa più bene all’influencer, che al brand che lo ha ingaggiato.

Questo perché quanto più forte è la notorietà dell’influencer, tanto più tenderà a cannibalizzare il brand, se non sono sullo stesso livello di visibilità e forza comunicativa.

Inoltre, gli influencer più noti, sono così costantemente richiesti, che si ritrovano a promuovere talmente tanti brand, che diventa difficile per le persone trovare un legame effettivo ed efficace tra il brand X e l’influencer Y.

Insomma, il rischio è spendere molto per una visibilità mediatica, il cui ritorno non è per nulla certo. Resta poi sempre il dubbio:

I follower saranno veri oppure comprati? L’engagement è reale, oppure sta utilizzando un algoritmo?

Le piattaforme, specialmente Instagram, stanno ormai contrastando l’acquisizione “programmata” di follower, così come stanno cercando di evitare che tra influencer si supportino tra loro per spingere ogni volta l’ultimo post reciproco per dargli più visibilità.

Detto ciò, è sempre bene analizzare approfonditamente gli influencer che si intende utilizzare, per capire, se hanno follower organici, un buon engagement reale, e poi l’affinità con il proprio brand, ma soprattutto l’affinità della loro fanbase rispetto alla marca.

Non è più sufficiente scegliere sulla base di un “gut feeling” o su una veloce overview dei profili e della richiesta dei dati direttamente all’influencer.

Bisogna analizzare le persone individuate e scegliere, come avviene per ogni spazio media acquisito, su una base di solidi dati numerici.

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *